BORGO BROSSANA

 

 

Origini e descrizione dell'Associazione:

Nel settembre del 2004 un gruppo di amici, sensibilizzati da un membro dell' Associazione per lo sviluppo degli studi storici ed artistici di Cividale, fonda l'Associazione Culturale denominata " Borgo Brossana - Gruppo Storico Formentini" che assume come logo lo stemma dei Formentini avente la seguente descrizione araldica: "Partito: del 1^ d'argento con tre cinghiali di nero volti all'interno di cui il centrale fasciato, del 2^ di rosso alla fascia d'argento". L'associazione fa riferimento al nome del Borgo ed alla famiglia dei nobili Formentini che sin dalla fine del 1200 risultano essere presenti nel Borgo medesimo.

 

Il casato dei Formentini:

Il primo a portare l'attuale cognome fu Simon de Versa detto Formentino abitante a Cividale a Porta Broxana. Nel 1300 Simone riceve feudi dal Patriarca di Aquileia Gerio e nel 1341 i Formentini entrano nel Consiglio Nobile di Cividale Varie le testimonianze sul nome del Borgo e sul casato dei Formentini che trovano riscontro anche in un verbale di un processo tenutosi presso la "Banca di Antro e Merso" il 10 ottobre 1401 contro gli imputati: Alessio fu Tomaso di Tarcetta, massaro del Patriarca di Aquileia e suo fratello Giovanni. Questi in precedenza avevano confessato, senza tortura, di aver ucciso un certo Marcuzio fu Juri di Tarcetta massaro di ser Adamo figlio di fu Nicolò de Formentinis di Cividale.

 

Descrizione del Borgo e origini del nome

La zona di Porta Brossana, con la piazza, la chiesa di San Biagio e il borgo, che si allunga sulla destra del fiume Natisone, é uno dei piú suggestivi e tranquilli angoli della vecchia Cividale, ma anche uno dei luoghi piú frequentati dai numerosi turisti che da qui raggiungono il famoso tempietto longobardo. Da porta Brossana iniziava l'antica strada che gli storici fanno risalire all'epoca della dominazione romana e che collegava Cividale con le valli del Natisone. Costeggiando la sponda destra del Natisone giungeva nella zona di Ponte San Quirino dove, superato un ponte, si univa alla strada proveniente da Aquileia e poi, toccando Robic e Caporetto, si spingeva per il Predil oltre la cerchia alpina Carlo Podrecca scriveva che «sopra la porta della pubblica loggia del borgo Brossana di Cividale» c'é una lapide di marmo con una iscrizione latina che ricordava la vittoria del duca Vettari sugli Slavi in una localitá chiamata Broxas, da cui derivó il nome di porta Brossana. Essa fa ancora bella mostra di sé sopra la porta d'ingresso dell' ex casa canonica di piazza San Biagio e sta lí dal 1750 circa come ricorda Giusto Grion nella sua Guida storica di Cividale e del suo distretto.



La battaglia ricordata nell'iscrizione é narrata da Paolo Diacono nel 23° capitolo, libro 50, della Historia Langobardorum. Il De Rubeis scrive:«Broxas é una localitá nel territorio di San Giovanni d'Antro alla quarta pietra (miliare) dalla cittá» e identifica il ponte, ricordato da Paolo Diacono nel racconto della battaglia di Broxas fra Slavi e Longobardi, con il ponte di pietra (pons lapides) che «tutt'oggi si trova al terzo miglio dalla cittá di Cividale nella forra del Natisone»( Ponte San Quirino) Porta Brossana, dunque, era la porta di quanti si recavano o tornavano dalla valle dell'Isonzo e dai valichi alpini. Secondo la descrizione delle «poste» di Cividale fatta nel 1510 gli abitanti della cittá, della campagna e della montagna dovevano non solo fornire i soldati per la guardia ma anche provvedere ad «accomodarla in tal modo che essa torre possa essere adoperata».

 

La chiesa di San Biagio

Borgo Brossana ha anche una bella chiesa, dedicata a San Biagio, affacciata sulla luminosa piazza che si allarga fino sull'alto greto del fiume Natisone. Ma fino al XV secolo le chiese o cappelle erano ben tre: san Pietro, san Giacomo e san Biagio. La prima fu demolita in seguito alla spaventosa piena del Natisone che il 27 agosto 1468 la danneggió gravemente. In una cronaca del tempo si legge che dopo mezzogiorno «lu Nadixon fu quasi per tutta la piazza di Porta Brossana e per tutte le case, menó zuso molte case colli muri della piazza, zittá zuso lu muro del cimiterio, tolse li mantili zoso dalli altari della chiesa;... fo acqua fino al volto dell'usso della giesa de Santo Pietro de Porta Brossana». "Il Natisone distrugge il territorio del villaggio di Briscis, il ponte di Premariacco, e nel giorno 27 s'innalza a tale livello che nella chiesa di S. Pietro e Biagio in Borgo Brossana a Cividale l'acqua sormonta un cubito sopra gli altari..." La terza chiesa, quella di san Giacomo, probabilmente fece la stessa fine. Negli anni successivi si diede inizio all'opera di ricostruzione e delle tre cappelle «si fece una chiesa a croce, conservando l'antica di san Biagio per braccio della nuova, ricostruendo quella di san Giacomo per l'altro braccio della croce, l'altar maggiore dedicando a san Pietro, e tutta la chiesa intitolando a san Pietro e Biagio per distinguerla da quella di san Pietro dei Volti»

 

Il Tempietto Longobardo

Tempietto di Cividale del Friuli Il cosiddetto Tempietto longobardo, oggi oratorio di Santa Maria in Valle, si trova a Cividale del Friuli in località Borgo Brossana. Si tratta della più importante e meglio conservata testimonianza architettonica dell'epoca longobarda. Edificato verso la metà dell'VIII secolo dove un tempo sorgeva la gastaldia, ovvero il palazzo del gastaldo, signore della città, e quindi probabile cappella palatina. Quando la gastalderia venne trasformata in monastero il tempietto assunse la nuova denominazione mariana. È composto da un'aula a base quadrata, con presbiterio sotto un loggiato a tre campate con volte a botte parallele. Il lato ovest era l'antica parete d'ingresso e su questo lato restano cospicui resti di una straordinaria decorazione a stucchi e ad affresco. La lunetta della porta è incorniciata da intrecci di vitigni con grappoli, mentre al centro è raffigurato Cristo tra gli Arcangeli Michele e Gabriele, mentre nello stesso registro si trova una fascia affrescata con Martiri. La parte più interessante è comunque il "fregio" al livello superiore, liberamente sovrapposto ai reali elementi architettonici dell'edificio, come le finestre. Qui si trovano sei figure a rilievo di sante, in stucco, eccezionalmente ben conservate: le loro monumentali figure sono da collegare ai modelli classici, riletti secondo la cultura longobarda. I panneggi delle vesti riccamente decorate hanno un andamento accentuatamente rettilineo, e ricordano i modelli bizantini. L'abside era anticamente decorata a mosaico, ma oggi non ne resta traccia. Il tempietto è particolarmente importante perché segna la convivenza di motivi prettamente longobardi (nei fregi per esempio) e una ripresa dei modelli classici, creando una sorta di continuità aulica ininterrotta tra l'arte classica, l'arte longobarda e l'arte carolingia (nei cui cantieri lavorarono spesso maestranze longobarde, come a Brescia) e ottoniana.